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Il diritto di contraddirsi: la coerenza come gabbia sociale

Siamo cresciuti con il mito della coerenza. Nella logica formale la contraddizione è un errore o un’affermazione sempre falsa che viola il principio di non-contraddizione di Aristotele, secondo cui una cosa non può essere e non essere allo stesso tempo. Se io dico: “Fuori piove e fuori non piove” (nello stesso momento e nello stesso luogo), sto dicendo una sciocchezza. L ‘esito è, infatti,  un difetto di coerenza che blocca il ragionamento razionale.

Anche sul piano etico la coerenza risulta essenziale, dal momento che chi si contraddice risulta inaffidabile. C’è poi un risvolto più ambiguo: la politica adora la coerenza, perché un cittadino coerente è un cittadino prevedibile e, quindi, facilmente governabile. La stessa logica vale per l’ambito economico, dove c’è un disperato bisogno di standardizzarci, perché dobbiamo essere consumatori prevedibili e professionisti performanti. Se cambiamo rotta o se mostriamo bisogni contraddittori, il sistema va in tilt.

Eppure la contraddizione non è solo un errore logico da eliminare e non sempre ha una valenza negativa. Se guardiamo dentro di noi, ci accorgiamo che la contraddizione è la trama stessa della nostra natura. Siamo esseri razionali, ma anche irrazionali, siamo individui unici che cercano la libertà, ma anche persone sociali che hanno bisogno di appartenenza, siamo essere finiti, ma al tempo stesso aspiriamo all’infinito.

Dire che la contraddizione “è vita” sembra un paradosso, perché la nostra mente funziona tramite la logica della coerenza. Il paradosso si risolve solo capendo che la parola “contraddizione” cambia completamente significato a seconda dell’ambito di riferimento e capendo che la coerenza non è una caratteristica biologica dell’uomo, ma un requisito logico o sociale.

Se Aristotele è stato il padre della logica formale, per altri pensatori la contraddizione  è, infatti,  il motore della realtà. Eraclito, vissuto circa un secolo e mezzo prima di Aristotele, vedeva nel conflitto degli opposti l’essenza stessa del divenire (il giorno e la notte, la fame e la sazietà) e, secoli dopo, Hegel avrebbe addirittura eletto la contraddizione a motore della storia attraverso la dialettica. Perfino per l’esistenzialismo di Kierkegaard e Sartre l’uomo è costantemente di fronte a bivi radicali.

La frase di Walt Whitman, Mi contraddico? Ebbene sì, mi contraddico. Sono vasto, contengo moltitudini, è la celebrazione della complessità e della fluidità dell’essere umano. Al tempo stesso è un potente invito a liberarci dalla paura di non essere coerenti a tutti i costi, abbracciando la nostra natura immensa e sfaccettata. Lo sperimentiamo tutti i giorni sulla nostra pelle: dentro di noi convivono idee, emozioni, desideri e opposti che cambiano nel tempo.  La vera resistenza oggi non consiste, quindi,  nel dimostrarci infallibili, ma nel rivendicare il diritto umano di cambiare e di contraddirci.Per secoli si è pensato che la ragione dovesse “dominare” le passioni, ma oggi sappiamo che una vita puramente razionale è una forma di prigionia. Un’ansia improvvisa, un’attrazione inspiegabile, un rifiuto epidermico per una situazione “perfetta sulla carta” non sono errori logici, ma messaggi del nostro inconscio: forze che si muovono in direzione contraria alla linearità del pensiero e che sono governate da leggi proprie.

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