
Mi sono chiesta spesso cosa sia la felicità, ma non sono mai risuscita a darne un significato univoco. Sebbene filosofi, scienziati e psicologi abbiano cercato di definirla per secoli, io credo che siano i poeti ad aver catturato la sua vera essenza.
Scopriamo cos’è la felicità attraverso cinque straordinari componimenti.
Nazim Hikmet: la felicità è la promessa del futuro
Molti di noi vivono intrappolati nella nostalgia di ciò che è stato oppure bloccati nel rammarico di un presente che corre troppo velocemente. Il grande poeta turco Nazim Hikmet, invece, ci invita ad attendere ciò che di meglio la vita ha ancora in serbo per noi.
Nella sua celebre poesia, Il più bello dei mari, scrive:
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.
Per Hikmet la felicità non è un archivio di ricordi passati e nemmeno un traguardo definitivo in cui fermarsi, ma si trova nell’inesplorato: la felicità è l’attesa feconda, la certezza che il meglio deve ancora venire.
Eugenio Montale: la felicità è un equilibrio fragile da custodire
Dopo lo slancio ottimista di Hikmet il premio Nobel Eugenio Montale, nella sua celebre lirica, Felicità raggiunta, si cammina, dipinge la felicità come uno stato di grazia tanto splendido, quanto precario.
Nei suoi versi più famosi leggiamo:
Felicità raggiunta, si cammina
per te sul filo di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che si incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.
Per Montale la felicità è un equilibrio instabile. Camminare dentro di essa è come muoversi su un filo di lama o su una lastra di ghiaccio sottile che rischia di spaccarsi al minimo passo. Il poeta ci rivolge un avvertimento: “non ti tocchi chi più t’ama”. Vuol dirci che, quando finalmente viviamo la felicità, la tentazione di possederla, stringerla troppo o pretendere che duri per sempre rischia di distruggerla.
Pablo Neruda: la felicità nelle piccole cose quotidiane
Se Montale ci ha insegnato a maneggiare la felicità con cura, il poeta cileno Pablo Neruda ci invita ad accoglierla senza fare troppe domande. Nella sua straordinaria Ode al giorno felice Neruda celebra una felicità che non ha bisogno di grandi imprese o di successi straordinari per esistere, perché è uno stato d’animo spontaneo.
Ecco cosa scrive:
Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo niente a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino ai quattro angoli del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Non serve che accada un miracolo o un evento eccezionale, per essere felici: la felicità nasce dal fatto di esistere. Neruda ci ricorda che passiamo troppo tempo ad aspettare il “giorno perfetto” (la promozione, la vacanza, la svolta della vita), dimenticando che la vera felicità si nasconde nella quotidianità. Basta smettere di pretendere motivi particolari ed iniziare a godersi il presente per quello che è: un dono semplice e straordinario.
Raymond Carver: la felicità è accettare il mistero della vita
Lo scrittore e poeta americano Raymond Carver ci dimostra che la felicità può accendersi anche nei momenti più impensabili. Nella sua celebre poesia, Felicità, racconta un momento della quotidianità: la vista di due ragazzi che condividono in silenzio il loro semplice lavoro mattutino. E’ proprio la semplicità della loro routine e la bellezza dell’ambiente circostante a creare un momento di inaspettata beatitudine.
Il poeta osserva la scena dalla finestra e scrive:
Vengono giù per la strada di corsa,
questi ragazzi.
Portano berretti e maglioni.
Non si parlano.
[…]
Ma si muovono insieme.
La felicità arriva così
all’improvviso. Non c’entra con le relazioni.
O forse sì, chissà.
Per Carver la felicità è un’epifania improvvisa. È quel calore inaspettato che ti stringe il petto, quando ti fermi a guardare un dettaglio della realtà e, all’improvviso, tutto sembra perfetto così com’è. I due ragazzi non stanno facendo nulla di straordinario, ma la loro complicità silenziosa e il loro muoversi insieme nel mondo creano un momento di assoluta bellezza.
Alda Merini: la felicità è l’entusiasmo di andare oltre la realtà
La poetessa dei Navigli milanesi ci regala una visione di felicità appassionata, ribelle e profondamente spirituale. Nella sua celebre poesia, A tutti giovani raccomando, Alda Merini esorta le nuove generazioni (e chiunque voglia mantenere lo spirito giovane) a cercare la felicità attraverso l’arte, la cultura ed il superamento dei limiti quotidiani.
Nei versi conclusivi della lirica leggiamo:
Ma soprattutto amate i poeti.
Essi hanno vangato per voi la terra
per tanti anni, non per costruirvi tombe,
o simulacri, ma altari.
Pensate che potete camminare su di noi
come su dei grandi tappeti
e volare oltre questa triste realtà quotidiana.
Per Alda Merini, la felicità risiede nella capacità di volare alto, rifiutando il cinismo e la monotonia della vita di tutti i giorni. I poeti sono dei grandi tappeti su cui camminare, per volare oltre questa triste realtà quotidiana e per riscoprire la meraviglia dell’esistenza.