Noi tutti conosciamo la sensazione estiva del sole che scotta sulla pelle, l’aria immobile nelle ore centrali del giorno e la disperata ricerca di un angolo d’ombra.
Ma vi siete mai chiesti come i pittori rendano visibile l’invisibile? Esprimere la calura estiva sulla tela sembra una sfida impossibile, eppure molti sono riusciti a catturarne l’essenza, usando contrasti cromatici, giochi di luce accecanti e posture che raccontano la spossatezza fisica.
In questo articolo faremo un viaggio ravvicinato tra cinque capolavori e scopriremo come la calura estiva sia stata dipinta sotto mille sfumature diverse: dall’afa soffocante dei campi, al refrigerio del pergolato. al calore mitigato dalla brezza del mare, fino all’afa soffocante delle città ed al caldo-umido del fiume.
L’afa soffocante in La Siesta di Vincent van Gogh

La Siesta di Van Gogh
In La Siesta Van Gogh riesce a trasmettere la sensazione del caldo opprimente attraverso scelte tecniche magistrali. Nella parte centrale del quadro l’artista ha dipinto due contadini sdraiati, quasi privi di forze, all’ombra di un covone. Non ha raffigurato semplicemente due persone che dormono, ma è riuscito a farci sentire il peso della loro spossatezza. L’uomo è sdraiato sulla schiena, con le braccia aperte e le gambe allungate. Le scarpe da lavoro sono sfilate e buttate lì vicino. La donna è rannicchiata contro di lui, con la testa appoggiata sul braccio. Le posizioni scomposte evidenziano che sono letteralmente crollati, facendoci percepire la fatica del lavoro manuale e il sonno pesante, quasi ipnotico, che solo un pomeriggio di calura estiva nei campi può dare.
Oltre alla spossatezza dei corpi ed al giallo intenso dei campi un elemento importante è dato dalle pennellate corte, spesse e ondulate con cui Van Gogh stende il colore. Questo movimento dà l’idea del calore intenso che si sprigiona dal terreno riarso, ricreando visivamente il fenomeno del riverbero termico che fa tremare e oscillare l’aria nelle ore più calde del giorno.
La genialità del pittore sta poi nel modo in cui rappresenta l’ ombra, che non offre la sensazione di frescura. Sotto il carro è di un blu cobalto che, scontrandosi con il giallo del sole, accentua il contrasto visivo. Invece l’ombra proiettata dal grande covone, dove riposano i due contadini, è intrisa di filamenti dorati che dimostrano l’ incandescenza dell’aria ed il calore che rimanda il letto di paglia.
La protezione dal caldo: “Il pergolato” di Silvestro Lega

Se nel quadro di Van Gogh l’ombra è una trappola soffocante, ne Il pergolato di Silvestro Lega diventa finalmente un rifugio. Lega descrive la calura estiva attraverso un gioco di contrasti: fuori dal pergolato la campagna è arsa, dipinta con i toni del giallo-marroncino dell’erba seccata dal sole, dentro, invece, le fitte foglie di vite creano uno scudo ai raggi solari, regalando alle donne, in attesa di sorseggiare il caffè, un angolo di refrigerio.
Guardiamo anche per terra in primo piano:: la luce del sole è così forte da sbiancare i colori del muretto e del terreno, che appaiono quasi abbaglianti.
La luce sfolgorante del Mediterraneo: “Passeggiata in riva al mare” di Joaquín Sorolla

Passeggiata in riva al mare di Joaquín Sorolla
Passeggiata in riva al mare di Joaquín Sorolla ci immette in un’atmosfera diversa rispetto all’afa di Van Gogh e alla quiete rinfrescante di Lega. Sorolla non usa i colori caldi della terra (come il giallo o il marrone), ma dipinge la calura estiva attraverso la luce accecante. In questo quadro la luce si riflette sulla sabbia bagnata e sull’acqua, creando un bagliore continuo, accentuato dal bianco degli abiti delle due donne.
A differenza dell’aria immobile ed opprimente di Van Gogh, qui il caldo è mitigato dal vento che muove i veli del cappello ed i vestiti delle donne che, passeggiando sul bagnasciuga, ricevono sollievo dalla brezza marina.
L’afa immobile della città: “Sole mattutino” di Edward Hopper
In Sole mattutino, Hopper ci porta dentro una stanza di città, per farci percepire l’afa estiva solitaria e silenziosa delle mura casalinghe. L’idea del caldo opprimente viene trasmessa attraverso due elementi chiave:
- la donna, seduta sul letto, è seminuda ed esprime la tipica spossatezza delle mattine d’estate. È immobile, come se l’aria sia già così pesante da scoraggiare ogni minimo movimento
- la luce del sole che entra dalla finestra non porta allegria: è un blocco geometrico, netto e accecante che “taglia” la parete nuda e questo sole violento ci fa immaginare che la stanza si stia già riscaldando.
La donna guarda fuori verso i palazzi di mattoni: non c’è refrigerio, non c’è vento. È la perfetta rappresentazione di quell’afa cittadina che toglie il respiro e isola le persone.
Il caldo-umido: “Bagnanti ad Asnières” di Georges Seurat

Bagnanti ad Asnières di Georges Seurat
Infine Georges Seurat, con i i Bagnanti ad Asnières, ci porta sulle sponde della Senna, per farci percepire l’afa umida della periferia industriale. Qui il caldo opprimente è descritto attraverso una coltre polverosa che avvolge lo sfondo. È l’afa che crea quella tipica foschia in cielo, dove il blu si sbiadisce a causa del riverbero del sole e dell’umidità.
La genialità di Seurat sta nel congelare la scena: i bagnanti e l’acqua stessa sono immobili, vinti da una spossatezza che azzera ogni movimento. Grazie alla sua tecnica puntinista, la luce solare che picchia sui prati e sui corpi non è fluida, ma vibra in mille particelle colorate, offrendoci la sensazione visiva dell’aria che vibra per il calore.