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La ricetta della felicità secondo Epicuro

Se per l’uomo contemporaneo la felicità ha tanti volti quante sono le interpretazioni soggettive, per il filosofo greco Epicuro (341-270 a.C.) la felicità è un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: non è l’aggiunta di piaceri straordinari, ma la sottrazione del dolore. E’ un’affermazione che scardina l’idea comune di “edonismo”.Allora viene da chiedersi: di che piacere parla in realtà il filosofo?

Epicuro distingue due tipologie di piacere:

  • il piacere dinamico: legato alla soddisfazione di un bisogno, è instabile, relativo ad un momento, non in grado di produrre una felicità costante, ma anzi di provocare insoddisfazione
  • il piacere stabile: una forma di piacere durevole, inteso come assenza di turbamento e di dolore.

La bussola di Epicuro: Quali desideri seguire?

A questo punto nasce naturale una domanda: come è possibile raggiungere una tale condizione? Questa è la risposta che si dà Epicuro: occorre eliminare i bisogni che recano dolore. Il filosofo divide i desideri in tre categorie, è una specie di “decluttering” dell’anima che ci aiuta a capire cosa ci serve davvero, per essere felici e cosa invece ci sta solo stressando:

  • naturali e necessari: mangiare il giusto per sopravvivere. Vanno sempre soddisfatti
  • naturali ma non necessari: cibi raffinati o piaceri materiali. Possono essere goduti con moderazione
  • né naturali né necessari: fama, ricchezza e potere. Vanno evitati, perché creano ansia e dipendenza

Questo bilanciamento dei desideri è il presupposto della formula della felicità epicurea, il cui punto d’arrivo è il raggiungimento dell’atarassia (assenza di turbamento nell’anima) e dell’aponia (assenza di dolore nel corpo). Quando non soffri nel corpo e sei calmo nella mente, hai raggiunto la massima felicità possibile.

L’obiezione: “Ma Epicuro non ha mai avuto qualche male fisico?”

Sospendiamo un attimo il discorso! Dire che la felicità coincide con l’aponia, cioè con il non soffrire fisicamente, suona fantastico sulla carta, ma sbatte contro la realtà. Il dolore fisico non dipende da noi. Epicuro viveva sulle nuvole?

Certamente no! Epicuro sapeva benissimo che il corpo umano è fragile, per cui la sua non era un’illusione, ma una strategia di resilienza mentale.

Il filosofo sosteneva che non possiamo sempre evitare il dolore, ma possiamo decidere come reagire. La sua regola era quasi matematica: se un dolore è acuto e violentissimo, dura poco (o passa, o ci porta alla fine, liberandoci dal dolore stesso); se invece è cronico e lungo, è un dolore lieve, a cui il corpo si abitua e che lascia comunque spazio a momenti di tregua.

Ma per Epicuro la nostra mente ha un grande potere: quello della compensazione. Anche quando il corpo soffre, la mente ha la capacità di non lasciarci travolgere dal dolore. Come? Spostando il focus: ricordando i momenti felici del passato e immaginando quelli belli che verranno.

Si racconta che lo stesso Epicuro, in punto di morte, a causa di dolorosissimi calcoli renali, scrisse una lettera a un amico, dicendo di provare forti dolori fisici, ma di essere comunque felice nel ricordare le conversazioni passate avute con lui.

Se ci è riuscito lui in punto di morte, forse anche noi possiamo imparare a fare altrettanto!

L’Amicizia secondo Epicuro: il legame essenziale per essere felici

Se c’è una cosa che Epicuro considerava fondamentale per una vita felice, non era la solitudine del saggio, ma la condivisione. Nella sua scuola, il “Giardino”, si viveva insieme agli amici, discutendo di filosofia e supportandosi a vicenda. Era convinto che “di tutte le cose che la saggezza ci offre per una vita felice, la più grande è di gran lunga l’acquisto dell’amicizia.”

Per il filosofo, l’amicizia non è solo un passatempo piacevole, ma una rete di sicurezza emotiva e pratica. Sapere di poter contare su qualcuno in caso di bisogno azzera l’ansia per il futuro e ci fa sentire protetti.

Per essere felici, basta seguire la sua ricetta: elimina il superfluo, impara a gestire le difficoltà, focalizzandoti sulle cose belle che hai vissuto e, soprattutto, goditi ciò che hai con le persone a cui vuoi bene.

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