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Come uscire dalla crisi economica in Italia: scenari e soluzioni

L’economia italiana si trova da tempo bloccata tra una crescita stabilmente sullo “zero virgola”, le spinte inflazionistiche ed il peso perenne di un debito pubblico. Eppure la ricetta, per invertire la rotta, è nota a tutti gli addetti ai lavori: smetterla con i bonus temporanei ed imboccare, finalmente, la strada delle riforme strutturali.

I numeri dell’ultimo trimestre fotografano una stagnazione preoccupante: le stime ufficiali di Istat, Bankitalia e Fondo Monetario blindano la crescita in una forbice tra lo 0,5% e lo 0,9%. A farne le spese sono le famiglie: con un’inflazione, balzata sopra il 5% in autunno, il potere d’acquisto è sceso, con un conseguente impoverimento a parità di stipendio.

In questo scenario si aggiunge il peso del debito pubblico che è schizzato intorno al 137-138% del PIL. Pagare ogni anno tra gli 80 e i 90 miliardi di euro di soli interessi passivi significa, banalmente, bruciare una cifra equivalente a quanto lo Stato spende per l’intero sistema scolastico.

La nuova Legge di Bilancio è una manovra prudente, da circa 26 miliardi. I correttivi annuali, però,  non bastano più. Per dare stabilità reale al Paese, bisogna far crescere il PIL. Per farlo, bisogna utilizzare i fondi disponibili, dirottandoli dai sussidi a pioggia verso infrastrutture materiali, logistica e transizione energetica.

Servono poi interventi sul mercato del lavoro. Il welfare non può essere assistenzialismo passivo, ma deve trasformarsi in politiche attive: servizi di ricollocamento che funzionino davvero, diritto alla formazione permanente, sostenuto da sgravi fiscali, ed una sforbiciata decisa alle tasse sul lavoro. Solo riducendo il cuneo fiscale, le imprese torneranno a essere competitive e i lavoratori vedranno un netto più pesante in busta paga, riattivando i consumi.

Questi provvedimenti da soli, però, non basteranno, se non saranno accompagnati da una semplificazione della burocrazia, dalla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e da una riforma della giustizia civile, che rassicuri i grandi investitori internazionali. Infine c’è il nodo delle risorse. La spending review ed il recupero dell’evasione fiscale devono diventare pilastri strutturali e non espedienti d’emergenza, per far quadrare i conti all’ultimo minuto. 

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